La doppia faccia dell'Ansia: l'Attacco di Panico.
- Francesca Gregori
- 25 apr 2020
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 26 apr 2020

Immagine di Shawn Coss
E' certo che ognuno di noi, almeno una volta nella vita e in particolari situazioni, ha sperimentato una sorta di agitazione interna, magari associata ad irrequietezza, aumento del battito cardiaco, sudorazione e tensione muscolare, tutti sintomi riconducibili all'ansia. Mentre per alcuni, aver provato queste sensazioni in determinati contesti non ha avuto particolare significato, per altri, invece, potrebbe aver segnato un momento critico della propria vita, in cui si è percepito debole e impotente, costruendo così il timore di riprovare ansia in altre circostanze.
L'ansia è un'emozione universale e in certi casi adattiva.
Si prova ansia quando crediamo di essere esposti ad una minaccia imminente, ma non ancora presente, che può essere reale, ovvero riferita a noi stessi o ad altri, o simbolica, ad esempio, relativa alla minaccia di uno scopo importante per la persona, della propria autostima o dell'immagine personale. In alcuni casi l'ansia rappresenta una risposta fisiologica naturale e innata, caratterizzata da un aumento dell'arousal, ovvero dello stato di attivazione psicofisiologica dovuto all'azione del sistema nervoso simpatico e quindi ad un innalzamento della vigilanza e dell'attenzione che permette di prepararci ad affrontare gli eventi della vita, prevedere possibili ostacoli futuri ed evitare situazioni potenzialmente dannose.
Nel caso del coronavirus, l'ansia che proviamo ci permette di non sottovalutare il problema e quindi ci motiva a mettere in atto le misure di sicurezza al fine di non contagiarci, in altre parole, ci spinge a proteggerci e proteggere.
Fin qui tutto bene, ma quando l'ansia diventa pericolosa?
Dall'esame della letteratura scientifica è stato riscontrato come un livello di ansia basso o moderato può contribuire a migliorare le prestazioni di una persona, al contrario, un livello di ansia elevato, interferisce non solo con la singola prestazione ma può arrivare a compromettere anche lo svolgimento delle normali attività della vita, immobilizzando la persona, fino al punto di sperimentare un forte disagio che può portare all'evitamento di attività e contesti specifici. A questo proposito, da quanto è stato detto fino ad ora, possiamo affermare l'esistenza di un'ansia buona e un'ansia patologica.
Per comprendere ancora più nello specifico questo aspetto occorre distinguere l'ansia dalla paura. Mentre l'ansia è riferita ad una minaccia imminente, non ancora presente, la paura rappresenta invece una reazione ad un pericolo percepito come presente e immediato. Ad esempio, una persona che si trova all'improvviso di fronte ad un ladro prova paura, mentre uno studente che dovrà affrontare un esame, prova ansia. La paura implica un'attivazione più intensa dell'arousal che scatena rapidi cambiamenti del sistema nervoso simpatico, preparando il corpo all'attacco o alla fuga. In queste circostanze anche la paura ha un valore adattivo, ci permette infatti di sopravvivere. Essa diventa disfunzionale quando la persona, in assenza di un pericolo presente, inizia a provare paura.
Questo meccanismo è riscontrabile durante un attacco di panico.
Secondo il DSM-V (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, quinta edizione) l'attacco di panico consiste nella comparsa improvvisa, a partire da uno stato di quiete o da uno stato ansioso, di paura o disagio intensi che raggiunge il picco in pochi minuti.
Il Disturbo di Panico è caratterizzato da ricorrenti attacchi di panico inaspettati in cui si possono riscontrare quattro o più dei seguenti sintomi:
Palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia, sudorazione, tremori fini o grandi scosse, dispnea o sensazione di soffocamento, sensazione di asfissia, dolore o fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, sensazione di vertigini, di instabilità, di “testa leggera” o di svenimento, brividi o vampate di calore, parestesie ( torpore o formicolio), derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (essere distaccati da sé stessi), paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire.
L'attacco di panico tende ad insorgere soprattutto in concomitanza ad un periodo di vita stressante e ricco di tensione per la persona ed è maggiormente riscontrato in chi presenta particolari tratti di personalità, caratterizzati da maggiore sensibilità emotiva e tendenza alla preoccupazione per le manifestazioni fisiologiche anche più intense, le quali, il più delle volte, vengono interpretate come catastrofiche. Ad esempio, una persona può sperimentare un attacco di panico se tende ad interpretare le sensazioni fisiche di dolore al petto e l'accelerazione del battito cardiaco come un'imminente catastrofe quale, un infarto, e ancora, può interpretare un'intensa agitazione interna e la sensazione di mancanza di respiro come il segnale di perdere il controllo o di impazzire.
In questi casi la Terapia Cognitivo Comportamentale è risultata essere un trattamento di eccellenza per la risoluzione del Disturbo di Panico sia in età adulta che nell'età evolutiva.
In alcuni casi più acuti, la combinazione della TCC con il trattamento farmacologico sembra essere una modalità di intervento più efficace, ma quest'ultimo, da solo, risulta essere controproducente per la persona perché a lungo termine è associato ad alti tassi di ricaduta a differenza della sola terapia Cognitivo Comportamentale che si è dimostrata essere molto più risolutiva.
Bibliografia
Elementi di Psicoterapia Cognitiva (2013). C. Perdighe, F. Mancini, Giovanni Fioriti Editore, Roma.
American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorder, DSM-5. Arlington, American Psychiatric Publishing.
Psicologia Clinica (2008). A. Kring, G. Davison, J. Neale, S. Johnson. Zanichelli Editore, Bologna.
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